Sono diverse le teorie attraverso le quali, gli scienziati, cercano di rispondere alla domanda:Perche dormiamo?
Una di queste è la TEORIA DEL RECUPERO.
La teoria del recupero
Secondo questa ipotesi, il sonno è essenziale per il rilancio e il ripristino dei processi fisiologici, che mantengono il corpo e la mente sana e ben funzionante. In effetti, l’omeostasi(capacità di autoregolazione degli esseri viventi, importantissima per mantenere costante l’ambiente interno nonostante le variazioni dell’ambiente esterno) si sgretola nello stato di veglia e il sonno interviene come riparatore per ripristinarla.
In rapporto a tale teoria sono stati proposti tre meccanismi principali:
La necessità di eliminare una sostanza, che si accumula nel corpo durante l’attività.
La necessità di effettuare un processo essenziale di sintesi chimica, che è inefficace o impossibile durante la veglia.
Consentire il recupero di componenti e percorsi neurali, sovreccitati durante la veglia.
La conseguenza di tali premesse sta nel fatto che la privazione del sonno deve produrre effetti nocivi, come peraltro sperimentato.
Questa teoria suggerisce, che la fase NREM è importante per questo recupero fisico, organico, metabolico, mentre quella REM è molto importante per le funzioni cerebrali superiori e mentali.
Da notare che il supporto a essa deriva da una dimostrazione scientifica, secondo la quale i periodi di aumento del sonno REM seguono ai periodi di privazione del sonno e d’intensa attività fisica.
Peraltro, durante il sonno, aumenta anche il tasso di divisione cellulare e la sintesi delle proteine, a conferma della teoria stessa. Inoltre, dormiamo per più tempo durante le malattie e lo stadio REM si esprime maggiormente durante il recupero da lesione cerebrale, elettroshockterapia e sindrome da astinenza.
In appoggio tale teoria gli studi di Shapiro e colleghi nel 1981, hanno rilevato nei maratoneti un sonno di un’ora e mezzo più lungo del normale nelle due notti seguenti la gara di circa novanta chilometri.
